SRL odontoiatriche, studi e ambulatori: di cosa parla il MISE?

Con una nota interpretativa del 6 marzo il MISE torna sul suo  parere del 23/12/2016, da molti interpretato come un divieto per le cliniche odontoiatriche di svolgere la loro attività come delle SRL, chiarendo che con esso si era “limitato a ripercorrere, conseguentemente, la “storia” degli strumenti delineati dall’ordinamento (anche attraverso elaborazioni giurisprudenziali) per lo svolgimento delle attività professionali ordinistiche, chiarendo che, nel corso della lunga evoluzione, era stata ammessa la possibilità – pur vigente il divieto di svolgere attività professionali protette nella forma di società commerciali recato dalla legge 1815/1939 – di costituire società “commerciali”: a) finalizzate all’offerta di un prodotto diverso e più complesso rispetto all’opera dei singoli professionisti (la pronuncia della Cassazione civile richiamata nel parere della Scrivente si esprime anche nei seguenti termini: “la prestazione di servizi che trascendono l’oggetto delle professioni protette”); b) aventi ad oggetto soltanto la realizzazione e la gestione dei mezzi strumentali per l’esercizio cli una attività professionale protetta che, peraltro, resti nettamente separata e distinta dall’organizzazione dei beni di cui si serve (cosiddette “società di servizio”)”.

 A differenza di quanto è stato detto negli ultimi mesi, dunque, non si ravvisa alcun divieto per le cliniche odontoiatriche di svolgere la loro attività come delle SRL, bensì si ribadisce l’applicazione del criterio di separazione tra l’attività medica svolta dagli studi odontoiatrici, che in quanto “(attività professionale protetta) può essere esercitata in forma societaria solamente da una società tra professionisti, ai sensi dell’art. 10 della legge n. 183/2011”, e l’attività degli ambularori o delle “società di servizio”.

L’equivoco è nato dall’aver confuso due diverse entità giuridiche: lo studio odontoiatrico (che è il soggetto di cui si parla nella circolare) e l’ambulatorio odontoiatrico, probabilòemte a causa di una lettura troppo superficiale del provvedimento del MISE. Già nel suo parere del 23/12/2016 il MISE infatti citava, condividendola, la Sentenza della Cassazione civile, sez. I, 13/07/1993,  n. 7738 che statuisce che l’applicabilità della normativa dettata dalla legge n. 1815 del 1939 non esclude che sia consentita, nell’ambito dell’attività sanitaria, la costituzione di società, purché tale costituzione sia finalizzata all’offerta di un prodotto-servizio diverso e più complesso rispetto all’opera dei singoli professionisti, o nel caso in cui la società preveda come oggetto sociale la gestione dei mezzi strumentali per l’esercizio di un’attività “protetta””.

Va poi ricordato come la Sentenza della Cassazione penale, sez. III, 06/07/1995,  n. 10043, abbia stabilito in modo non equivoco la differenza tra l’esercizio dell’attività sanitaria “protetta” e l’offerta di un prodotto-servizio diverso e più complesso rispetto all’opera dei singoli professionisti, tipico dell’ambulatorio: “deve considerarsi ambulatorio ogni struttura aziendale destinata alla diagnosi e-o terapia medica extra ospedaliera; mentre deve intendersi come semplice studio medico quello in cui si esercita una attività sanitaria, in cui il profilo professionale prevale assolutamente su quello organizzativo. In altri termini tra ambulatorio e studio medico corre la stessa differenza che corre tra l’esercizio di una impresa ai sensi degli artt. 2082 e 2555 c.c. e l’esercizio di una professione intellettuale ai sensi dell’art. 2229 c.c., secondo la interpretazione corrente che ne dà la dottrina civilistica”.

Dunque, se è vietato ad un’impresa commerciale, il cui titolare non si identifichi con un professionista abilitato e munito dei requisiti di legge (Laurea, Abilitazione, iscrizione all’Ordine Professionale), di svolgere un’attività professionale protetta, anche sotto forma di ditta individuale, (disposizione questa abrogata poi per consentire le Società tra Professionisti) l‘ambulatorio si configura invece già, a tutti gli effetti, come un’impresa (artt. 2082 e segg. del Codice Civile) con un’imputabilità giuridica propria, ed è caratterizzato da una netta e chiara separazione tra la responsabilità di tipo imprenditoriale (che fa capo all’imprenditore titolare del provvedimento di autorizzazione), la responsabilità di tipo tecnico-organizzativo (che fa capo al direttore sanitario) e la responsabilità di ordine professionale, che fa capo all’esecutore della prestazione (il medico-odontoiatra).

In conclusione, e alla luce dei consolidati princìpi giurisprudenziali sopra richiamati, la liceità dell’esercizio dell’attività ambulatoriale, odontoiatrica e di altra specialità, sotto forma di SRL non è in dubbio; resta solo da capire quale codice ATECO sia oggi da attribuire agli ambulatori odontoiatrici alla luce delle linee interpretative del Ministero.

0
  Altri articoli