Risk Management e sanità: come cambia la responsabilità medica con la Legge Gelli

 

Con la legge Gelli (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017) diventa sostanzialmente obbligatoria l’adozione di un modello organizzativo di gestione del rischio clinico in tutte le strutture sanitarie, sia pubbliche che private.

Ecco dunque che la prevenzione dei rischi e la formazione diventano strumenti indispensabili per tutti gli operatori che al processo di gestione del rischio clinico dovranno partecipare, a prescindere dal loro contratto di lavoro.

Tra le più importanti novità della legge Gelli c’è quella sulla responsabilità dei medici, responsabilità che diventa “extracontrattuale” per tutti coloro, pubblici o privati, che non contraggono un’obbligazione diretta con il paziente: nei loro confronti il paziente ha l’onere di provare non solo il danno subito, ma anche la riconducibilità di esso al comportamento del sanitario (vale a dire il nesso causale), e l’azione per il risarcimento si prescrive in cinque anni.

La responsabilità della struttura sanitaria (o dei medici libero professionisti che agiscono in proprio e/o che utilizzano le strutture per le prestazioni sanitarie da erogare ai propri pazienti) invece, resta sempre “contrattuale”: è sufficiente per il paziente provare il danno, la struttura sanitaria dovrà poi dimostrare che esso si è prodotto per una causa a essa non imputabile. Inoltre è possibile per il paziente avviare l’azione per il risarcimento fino a dieci anni dopo la prestazione.

A livello penale, non sarà più punibile chi ha provocato un danno per imperizia, se ha rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida o, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali. Il medico che abbia causato un danno quindi verrà punito penalmente solo in caso di dolo, negligenza, imprudenza o inosservanza di linee guida o delle buone pratiche clinico-assistenziali: in questo caso potrà essere assoggettato alle pene previste dal nuovo articolo 590-sexies c.p. (responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario).

I medici e gli operatori sanitari che non contraggono obbligazione diretta con i pazienti, quindi, alleggeriti dal cosiddetto “primo rischio”, dovranno assicurarsi per le azioni di rivalsa, che sono ammesse in caso di colpa grave. Per i dipendenti pubblici l’azione di rivalsa si effettua innanzi alla Corte dei Conti, per i medici delle strutture private la rivalsa è davanti al giudice ordinario. Per avvoare correttamente l’azione di rivalsa occorre, tassativamente, che ogni struttura avvisi il medico entro dieci giorni dall’inizio dell’istruttoria di gestione del sinistro; la rivalsa dovrà essere effettuata entro un anno dall’avvenuto pagamento del danno ed è limitata, in caso di assenza di dolo del sanitario, a tre volte il reddito annuo lordo del medico dipendente.

Secondo la legge l’assicurazione delle strutture sanitarie, pubbliche o private, varrà anche per i danni cagionati dal personale che operi a qualunque titolo presso la struttura, ancorché non dipendente dell’assicurato ma utilizzato nello svolgimento dell’attività. Le polizze delle strutture (e anche dei medici in libera professione) dovranno avere una retroattività e una garanzia postuma di 10 anni.

Il paziente che intende esercitare un’azione innanzi al giudice civile relativa a una controversia di risarcimento del danno derivante da responsabilità sanitaria è tenuto preliminarmente a proporre ricorso per consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite o a esperire il procedimento di mediazione.

Un’altra novità della legge è quella che prevede che il paziente possa agire direttamente, entro i limiti delle somme per le quali è stato stipulato il contratto di assicurazione, nei confronti dell’impresa di assicurazione che presta la copertura assicurativa alle strutture sanitarie pubbliche o private.

Tra le altre novità c’è anche l’istituzione di un fondo di garanzia dedicato al rimborso dei danni ai pazienti, attivabile se il danno è di importo eccedente rispetto ai massimali previsti dai contratti di assicurazione stipulati, o la struttura sanitaria o l’esercente la professione sanitaria risultino assicurati presso un’impresa in stato di insolvenza o di liquidazione coatta amministrativa, o la struttura sanitaria o l’esercente la professione sanitaria siano sprovvisti di copertura assicurativa per recesso unilaterale dell’impresa assicuratrice o per la sopravvenuta inesistenza o cancellazione dall’albo dell’impresa assicuratrice stessa.

 

Il messaggio sostanziale è che la sicurezza delle cure diventa un diritto! Per questo motivo diventano più stringenti gli obblighi di trasparenza tanto che ogni struttura dovrà pubblicare sul proprio sito internet i dati relativi a tutti i risarcimenti erogati nell’ultimo quinquennio, la denominazione dell’impresa che presta la copertura assicurativa, indicando per esteso i contratti e le clausole assicurative, e una relazione annuale consuntiva sugli eventi avversi verificatisi all’interno della struttura, sulle cause che hanno prodotto gli eventi e sulle conseguenti iniziative messe in atto.

 

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