Il ‘medico-chirurgo’ compie operazioni ‘invasive’, pertanto deve essere autorizzato.

Secondo la sentenza numero 822/2016 del TAR del Veneto le operazioni odontoiatriche di estrazione e otturazione sono attività invasive e pericolose per la salute o la sicurezza di chi le subisce, perciò necessitano di autorizzazione specifica dell’azienda sanitaria locale, per il tramite del Comune.

Da questo onere restano esonerate solo le attività di igiene dentale.

In base alla succitata sentenza, l’odontoiatra che voglia sottoporre un paziente a cure canalari, devitalizzazioni, estrazioni dentarie e interventi di piccola chirurgia ambulatoriale deve pertanto chiedere l’autorizzazione.

Ciò che suscita l’indignazione dei medici odontoiatri è il fatto che, nel caso in questione, il lavoro del ricorrente venga definito attività ‘invasiva’, in conseguenza del fatto che egli si definisce medico chirurgo, pertanto, la sua attività va sempre autorizzata e  spetta alla regione individuare i requisiti per il rilascio dell’autorizzazione che non può avvenire con il silenzio-assenso, escluso per simili situazioni dalla legge sugli atti amministrativi 241/90, ma con richiesta e assenso scritto.

La necessità di autorizzazione ha origine nella normativa statale, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo numero 502/1992, che in diverse discipline regionali che regolamentano le strutture ambulatoriali (tra le quali quella del Veneto).

Nel caso in questione, il Comune aveva negato ad un odontoiatra l’autorizzazione, a seguito del parere negativo espresso dalla ULSS, sottolineando che il medico era rimasto inerte dinanzi alle ripetute sollecitazioni rivoltegli dalle istituzioni sanitarie.

A far discutere è, inoltre, l’aver voluto dar per certo che l’attività del soggetto parte in causa non fosse circoscritta alla mera igiene dentale, per il solo fatto che, nella targa apposta sulla porta dello studio dentistico, il ricorrente si qualificasse come “medico-chirurgo”, stabilendo così, per contro, che tutti i laureati in odontoiatria, che non espongano la dicitura qualificante di medico-chirurgo, pur effettuando i medesimi interventi del ricorrente, siano invece esonerati dalla richiesta di autorizzazione.

Per ora le polemiche sul caso non sembrano chiudersi, lo studio invece sì.

 

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