Impariamo a difenderci meglio

In Spagna lo chiamano “gran perdedor”: è quello che pare sempre sul punto di vincere una sfida ma si ritrova inevitabilmente secondo, comunque perdente.

In Italia e, ahinoi, nelle casistiche di contenzioso medico-legale, i medici in generale e, per quanto ci riguarda, gli odontoiatri, pare che rivestano questo ruolo con grande dignità anche se con una continuità a dir poco sconfortante.

Se n’è accorta anche la politica, a pensar male forse perché “imbeccata” dalle Compagnie assicurative, e la legge sulla responsabilità professionale sarà modificata perché i costi della sanità sono diventati insopportabili e sono ormai moltissimi, come tutti sanno, gli Ospedali che gestiscono i sinistri in proprio, senza nessuna copertura assicurativa.

Non illudiamoci, però, che cambi qualcosa per il libero professionista: è già stato preannunciato che non sarà così.

Continueremo, quindi, a perdere le nostre cause con i pazienti, a vederci i contratti assicurativi disdetti o rincarati e, ironia della sorte, a dover pagare parte dei danni di tasca nostra, restituendo quanto incassato, subendo franchigie talvolta quasi pari al danno provocato, eccetera.

E pensare che, a leggere le statistiche, otto denunce su dieci in ambito penale finiscono nel nulla: nelle cause civili, fortunatamente per noi le più frequenti, tale proporzione è ribaltata.

In sintesi, dimostriamo di poter vincere quando possiamo utilizzare tutti gli argomenti disponibili per provare la nostra innocenza, secondo il principio “in dubio pro reo”; perdiamo quando tale possibilità è limitata ad un mero calcolo probabilistico, criterio applicato, invece, nelle cause civili

Al paziente, infatti, occorrerà solo dimostrare l’esistenza di un rapporto professionale con il sanitario ma dovrà essere quest’ultimo a provare la diligenza nella prestazione e il perché essa non abbia avuto buon fine, compito evidentemente molto più arduo.

Non è infrequente, perciò, che si possa vincere in ambito penale e perdere civilmente.

Nel corso di un ventennio di attività professionale medico-legale odontoiatrica, esercitata su un versante e sull’altro, non ho ancora cessato di stupirmi di quante volte gli odontoiatri perdano le cause pur avendo ragione.

E ciò accade non soltanto per il già citato criterio probabilistico ma, molto più spesso, per l’indifferenza che gli stessi protagonisti dimostrano nei confronti del nascere e dal progredire della lite, che potrebbe talvolta essere chiusa prima di iniziare.

Si perde anche, con grande frequenza, per la completa impreparazione con cui si giunge alla causa, senza essersi curati di quel che è stato scritto, non solo della parte avversa ma anche dal nostro stesso legale. Questi – il più delle volte a noi ignoto perché incaricato dall’Assicurazione – non può essere in grado, com’è ovvio, di argomentare sul piano tecnico e noi stessi, seppur talvolta chiamati ad esporre le nostre ragioni con una lettera alla Compagnia, frequentemente non abbiamo la lucidità necessaria per capire quali siano le ragioni e i torti, poichè siamo privi dell’esperienza necessaria a discriminare fra gli argomenti da utilizzare e quelli da sottacere o da contestare sul nascere.

Quante volte, come dentista, mi è capitato di essere incaricato dalla Compagnia a difendere le posizioni del medico assicurato, solo il giorno prima della visita del paziente, fissata dal Tribunale! È evidente che, normalmente, la sorte del malcapitato odontoiatra è affidata unicamente allo scrupolo del consulente che, talvolta, non dispone nemmeno dei documenti necessari allo studio del caso.

Resta per me misterioso, perciò, per quale motivo non sia ancora “passato” fra gli odontoiatri il concetto di “prevenzione”, non dei sinistri, poiché è da credere che nessuno di noi operi per fare dei danni al paziente, ma delle loro conseguenze, soprattutto economiche.

Molto spesso non esiste nemmeno la cognizione che, in una causa, non siamo solo noi “contro” il paziente ma i giocatori sono tre: noi, il paziente e la “nostra” Compagnia assicurativa, tutti con interessi diversi.

Per questo motivo, solo una causa affidata sul nascere a dei professionisti, legale e medico-legale incaricati da noi, partirà con i giusti presupposti: strategia processuale, scritti difensivi, confutazioni tecniche. E quando sarà possibile, peraltro, non partirà nemmeno. Ma se così non fosse, l’obiettivo sarà sempre quello di evitare del tutto o minimizzare i danni e il nostro esborso, anche cercando di portare la Compagnia assicurativa ad assorbire la parte più rilevante sotto il profilo economico.

Dott.Marco Pecchioli (odontoiatra forense)

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