Il medico reperibile non può stabilire l’urgenza

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un medico ritenuto colpevole per non essersi reso immediatamente disponibile di fronte alla richiesta di visitare una bambina che si era fratturata gomito e polso. Egli aveva infatti rifiutato di recarsi in ospedale, ritenendo non necessario il suo intervento e si era limitato a fornire indicazioni telefoniche alle infermiere.

La Corte ha invece stabilito che il sanitario non può decidere se è urgente intervenire e che il medico di turno, di pronta disponibilità, non può mai rifiutarsi di visitare un paziente.

Con la Sentenza n. 45928/2015, depositata il 19 novembre, la Corte ha sancito che il medico in reperibilità deve innanzitutto essere sempre concretamente e permanentemente reperibile, chiarendo inoltre che il servizio di pronta disponibilità è stato istituito allo scopo di assicurare un’assistenza sanitaria più efficace. In tal senso, esso non può ritenersi sostitutivo rispetto al personale del turno di guardia, ma integrativo dello stesso, a maggiore tutela dei pazienti.

Viene inoltre ribadito che, se la sua presenza è sollecitata, il medico deve intervenire in reparto entro i tempi tecnici concordati e prefissati. Pertanto, il sanitario reperibile non può sottrarsi alla chiamata ritenendo che non sussistano i presupposti dell’emergenza poiché, con tale comportamento, sta disattendendo un atto dovuto.

Così, con la suddetta sentenza i giudici hanno confermato la condanna di un medico in turno di reperibilità che, pur consapevole dell’entità delle lesioni riportate dalla piccola paziente, si era rifiutato di intervenire adducendo la giustificazione della non urgenza.

 

 

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